Performa Cavalese

Il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese presenta Performa Cavalese, in programma dal 15 aprile al 3 maggio 2026
Data:

15/04/2026

Tempo di lettura:

2 min

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  • Comunicato stampa
© Museo Arte Contemporanea Cavalese - Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Descrizione

Il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese presenta Performa Cavalese, in programma dal 15 aprile al 3 maggio 2026. Il progetto, a cura di Elsa Barbieri, prende ispirazione da Performa, la biennale di New York dedicata alle arti performative, e nasce con l’intento di trasformare il museo in uno spazio dinamico di incontro e sperimentazione. Nell’arco di tre settimane, tre artisti saranno invitati a presentare ciascuno tre opere o installazioni che rimarranno esposte in museo per una settimana, dal mercoledì alla domenica. Il sabato rappresenterà il momento centrale del progetto: ogni artista sarà protagonista, insieme ai visitatori, di un appuntamento partecipato che potrà assumere la forma di workshop, talk o performance, trasformando il museo in uno spazio di confronto diretto e di attivazione collettiva.

Protagonisti di questa prima edizione sono tre artisti trentini: lo sceneggiatore contemporaneo attivo nel campo delle arti digitali, del video e del cinema Leonardo Panizza (1998) presente dal 15 al 19 aprile; a seguire Johannes Bosisio (1994), dal 22 al 26 aprile, noto per una ricerca che fonde pittura, scultura e tecnologia; e infine Angelo Dimitri Morandini (1975), dal 29 aprile al 3 maggio, artista concettuale e ricercatore multidisciplinare la cui pratica si distingue per un approccio che unisce filosofia, informatica e arte relazionale. 

Obiettivo è quello di rendere Performa Cavalese un appuntamento ricorrente negli anni, costruendo progressivamente una mappatura degli artisti emergenti del territorio trentino e offrendo loro uno spazio di visibilità e confronto.

Leonardo Panizza

Il percorso espositivo si apre all’insegna della forza della natura, ovvero quella di sapersi liberare dalle costrizioni umane che spesso sono le stesse che portano a “vivere all’interno di vasi”. Il primo piano del museo è un trionfo di vasi, di piante ma non solo: alcuni diventano infatti dispositivi per la proiezione di video in cui proprio la natura e alcuni elementi vegetali dimostrano la loro vitalità irrompendo nello spazio urbano emergendo da cemento, asfalto, muri. Vicino a Piante (2026), nelle sale adiacenti, il video a due canali Venezia - Mestre (2026) - realizzato con materiale di scarto del film Marsarà, che sarà presentato per la prima volta al Trento Film Festival il 26 aprile - ripercorre il soggiorno veneziano di Jordi, un biologo di Barcellona, che improvvisa riflessioni sul turismo nella città lagunare e, parallelamente, a Mestre, due alpinisti nel mentre scalano le rovine di una fabbrica abbandonata di fronte al canale dei petroli.

Paesaggio a Grizzana (2026), vincitore del Premio Morandi, restituisce le vedute delle finestre di alcuni dei paesaggi di Grizzana, dipinti proprio da Giorgio Morandi, attraverso una serie di montaggi e manipolazioni digitali, che acuiscono il dubbio su chi stia in effetti guardando e chi invece sia guardato. Dalle vedute di Grizzana, immobili nonostante l’uso del video, il percorso prosegue con altre due opere video, leafing - sfogliare (2025), con Léna Ng (Francia), e islands (2025), con Taru Rutanen (Finlandia). 

leafing- sfogliare, girato nell’estivo sottobosco trentino, segue il cammino di una donna che avanza su un sentiero segnato da foglie secche, tronchi, aghi di pino. Il suono distante di un torrente accompagna i suoi gesti inizialmente violenti: calcia, colpisce, strappa. La materia vegetale viene aggredita, come se il contatto con il mondo naturale iniziasse da una frizione. Ma nel corso del percorso, la tensione si dissolve: la donna comincia ad abbandonare uno a uno i suoi indumenti, fino a restare nuda. Solo gradualmente può davvero sentire — sulla pelle, nel corpo — la presenza naturale. Si sdraia infine nel muschio, come se il suo corpo trovasse finalmente la possibilità di appartenere. Islands, girato tra i paesaggi primordiali delle Isole Canarie, mette in scena il ritorno istintuale dell’umano al proprio nucleo ecosofico. Una donna emerge dall’acqua e approda sulla riva: un gesto arcaico, nascita o ritorno. Si spoglia del suo vestito — simbolo delle sovrastrutture sociali, dell’identità costruita — e resta nuda, vulnerabile. È in questo momento che avviene la trasformazione: sentendosi esposta, scopre la sabbia nera e se la spalma sul corpo, ricostruendo su di sé un nuovo vestito fatto di natura. I due video, esposti su quattro antarex, ci mostrano rispettivamente da un lato un processo di de-costruzione e ri-sensibilizzazione che ci invita a interrogarci sulla possibilità di un’etica del sentire che includa il non umano, e, dall’altro, le tensioni e le alleanze tra l’umano e il non umano, tra cultura e natura, attraverso una lente intersezionale e non separativa che riflette sulle possibilità di rinascita fuori dai codici imposti. 

Leonardo Panizza, leafing - sfogliare, 2025 e islands, 2025. Installation view, Museo Arte Contemporanea Cavalese. Ph. Fitime Sulejmani

Leonardo Panizza, maPPare PeRe, 2023. Installation view, Museo Arte Contemporanea Cavalese. Ph. Fitime Sulejmani

Le sale dell’ultimo piano ospitano infine maPPare PeRe, un altro video realizzato da Leonardo Panizza con Simon Sartori e Giovanni Moscon, che da anni setacciano il Trentino in cerca di antiche varietà di mele e di pere imbattendosi spesso, in questa ricerca, in storie e vicende interessanti, incontrano prima di tutto persone. Il video, che mappa alberi secolari portatori di biodiversità, stimola e offre una modalità differente di relazione, che guarda a un futuro in cui l’essere umano sa osservare e riscoprire gli insegnamenti dalla natura più prossima.

Ultimo aggiornamento

Ultimo aggiornamento: 15/04/2026 18:27

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