Descrizione
Anneliese Pichler, artista classe 1962, originaria di Cavalese, la carta la conosce, la penetra, sempre la sceglie: è la sua epidermide preferita. E proprio su carta ha realizzato l’inedita opera, Perle Velate, che attraversa la scala del Vignola di Palazzo Isolani come una collana pacifica e innocente contro ogni tipo di guerra e contrasto umano, come un rosario emotivo che si sgrana e si ricostituisce, rivelandosi. Le perle, rombi, che le danno forma, sono visioni, bagliori, scintille di pensiero, suggerite e velate carezze, pagine di un diario, lettere dimenticate, fiori essiccati, mitezze, leggere preghiere, semi di sogno cuciti e ricuciti, come un rammendo di trasparente riconciliazione tra le parti.
All’interno di questa collana sospesa troviamo frammenti di comunicazione, molteplici, potenti e delicati: su di un rombo possiamo leggere la parola “riconciliazione” in differenti lingue, su altri troviamo frammenti di Coram te, un’opera precedente, che si è sacrificata, ha rinunciato al suo Sé originario per rivivere in una nuova forma, in un insieme che invoca il precario ma tenace sogno della cura universale. Ognuno dei 24 elementi che le danno fiato e battito cela intenti, rivela evocazioni di terre di confine agli antipodi dell'animo umano, con il solo tramite della delicata resistenza di un filo sottile. «Pichler non ci propone un registro delle storie del mondo, nemmeno una raccolta di dati biografici: piuttosto una sequenza, metafora della fiaba dell'utopia e dell'impossibile - possibile, che mantiene uno spazio di riflessione, dove possiamo sentirci partecipi delle vicende così come delle sue idee. Fluttuante, come tesa alla trascendenza, Perle Velate si adagia a terra su OPUS INCERTUM, un’altra opera preesistete di Pichler che diventa punto di arrivo e di accoglienza di amore e odio, di dolcezza e potenza, di fragilità e resistenza, di impulso e pazienza, di remissione e speranza, di ribellione e resilienza, di immaginazione ed esistenza», racconta Elsa Barbieri che cura l’installazione.